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ombreggiato da pru alle 23:16 di 04/11/2009
ho voglia di cose belle
ho detto a cena.
ce le ho già
ho pensato mentre lo dicevo.

ho uno struggimento autunnale
e sentimenti diversi
come un accordo di settima minore

e pensieri autunnali
lililli lalalla.
Maggiore.
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Categorie del post: lui , ormoni, la bella firenze, meteorologia sentimentale Grazie per i vostri commenti|commenti
ombreggiato da pru alle 15:54 di 21/06/2009
uff.
proprio. uff.
a metà fra sbuffare e tirare il fiato.
ché lo sto trattenendo, fino a diventare paonazza.
scrivo a singhiozzi, esattamente come sto vivendo in queste settimane.

ci sono gli esami da dare. c'è la concentrazione da mantenere sempre alta. c'è da annullare l'emotività ed essere performanti. c'è da guardare solo avanti, e non attorno. almeno per ora.

questa sessione estiva mi sta logorando.
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ombreggiato da pru alle 18:11 di 10/03/2009
L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
né acrobata né mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai
ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
"è mia"; sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po' di tempo fa che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perché ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai.
Però stai bene dove stai.
                                                          F. De Gregori


nell'era di Itunes ritrovare un vecchio cd (il vinile dei miei, invece, chissà che fine ha fatto) ha un sapore quasi rivoluzionario.
forse per la musica questo ritorno alle origini è fisiologico: la fine del manufatto musicale che, sembra strano, ma è durato meno di un paio di secoli.

p.s. quel "sottintende la vita" mi fa morire. sempre. e pare di vedere lo sguardo serio di questo ragazzo, la grandiosità di quel che dice, e la leggerezza con cui De Gregori lo riporta alla semplicità dei suoi vent'anni.
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ombreggiato da pru alle 23:29 di 14/02/2009
provo orrore per le situazioni danzerecce.
da piccola saltavo (con la bocca aperta, come i delfini). in fase pre-adolescenziale imitavo mio fratello maggiore, ballerino di indubbio fascino ai miei occhi post-bambineschi ma assolutamente pre-puberali.
in piena rivoluzione ormonale decisi infine che il ballo è cosa sconveniente (evito di riportare per intero il sillogismo, mi si creda sulla parola).
perfino in fase pre-matrimoniale, nel corso dei preparativi, l'ansia maggiore era dovuta ai miei che pressavano nel tentativo di persuadere me e il futuro marito a cimentarci nel grande giorno in un primo ballo per aprire le danze, noi che avremmo preferito fuggire prima del dolce per evitare l'incombenza.
ma il dolce era troppo invitante, così i suoceri ebbero la meglio.

dai quattordici anni in poi il ballo non è più affar mio, fatta eccezione per matrimoni (miei, e con uno credo di essere a posto) e concerti.

tuttavia.
ci sono momenti in cui mi rendo conto di essere vicina a un crollo nervoso, tipo dopo una serie di giornate trascorse seduta al tecnigrafo per la preparazione delle tavole per un qualche laboratorio.
mi prende all'improvviso. al trentesimo giro di playlist arriva la canzone che magari prima ascoltavo battendo il piedino, poi canticchiandola, poi cantandola a squarciagola.
ma quando la fine è prossima, tutte queste espressioni artistiche non mi bastano.
così, senza rendermene conto, mi metto a ballare.
con la porta chiusa.
da sola. sfrenatamente.
con la monografia di Álvaro Siza.

e non me ne voglia il marito (che mi ha regalato un san valentino anticonformista e memorabile).
ma ora torno a ballare i Mercanti di Liquore con Álvaro.
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Categorie del post: lui , desperate architect, marito amorevole, accidenti varii, post-adolescenziale, pru Grazie per i vostri commenti|commenti