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AndTheNightsBefore
ombreggiato da pru alle 11:16 di 31/08/2006

Comincio dalla fine. come gli abili narratori che conoscono la tecnica e la retorica, e la vendono sugli scaffali della Mel (o di una Feltrinelli di 4 piani sotto la Presidenza a due passi da via Condotti).

Doccia infinita. niente ha il sapore di una doccia a Casa. cercando accuratamente di non farsi seguire dall'orso norvegese che pascola per il corridoio. aprendo l'acqua e lasciando scorrere via con essa la polvere accumulata in questi giorni. tutto ciò che rimane della mia Vecchiacasa.

Cambiare casa. il mio primo trasloco. tre anni fa sono semplicemente andata via da casa dei miei, non ho fatto altro che farmi portare un po' alla volta le cose dalla mia vecchia camera. questa volta è stato diverso.
una seigiorni interminabile di polvere e scatoloni, una casa ormai disabitata da gennaio, salvo sporadici passaggi obbligati. una casa in cui ho vissuto la maggior parte della mia vita, se non la misuriamo in giorni e anni. una casa in cui ho fatto fatica a rientrare.

Sventrata. abbiamo rimaneggiato frammenti di carta e di vita, ho buttato via una quantità spaventosa di sacchi babbonatalesize. fogli, foto, lettere, roba che "toh, chi si rivede, non ricordavo di averti, addio".

Oggi l'ultimo saluto. alla camera sventrata, a cui ho lasciato un muro colorato di rosso (un po' tendente  al rosa antico, in realtà) e un futon. una camera a cui ho lasciato un saluto e un sentito grazie per essermi stata rifugio in tempi difficili e per aver assistito ad alcuni dei momenti più felici, alla mia amicizia più importante, e al momento più importante.

Casa nuova. trovata per  caso e con un briciolo di disperazione. perfetta dalla prima visita. perfetta ora, dopo questa seigiorni di maneggiamenti e chiodi e bulloni e teli. perfetta. intima. quasi sacra. comunista, ahimè. ci ho provato, volevo darle un'aria perbène, ordinata, essenziale, funzionale. ma, sebbene abbia avuto il coraggio di buttare via la maggior parte dei troiai, mi è mancato per buttarli via tutti.
così la vecchia bandiera della pace svetta sopra il tecnigrafo, e le mie inutili scatoline di legno ingombrano l'armadio ai piedi del letto. (soluzioni da architetto wannabe. forse.)
una camera arancio e rosso.
ditelo in coro, via
"Comunista".

Trasloco reso più piacevole dalla presenza dei Buskers praticamente sotto casa. trasloco reso meno piacevole dalla mobilitazione dei vigili e dalla maledetta ztl.

Trasloco a cui sono arrivata con i piedi doloranti.

 

Merito delle Vacanze Romane.

 

Bella Roma. bella da ammettere finalmente che sì, la Capitale è lei. Se lo merita, va bene. Bella. Bella in maiuscolo. Bella da gatti nascosti e luci magistrali.

scoprire Roma e cedere al suo fascino.

con la voglia, però, di tornare a casa.

 

Scoprire Roma dopo ventigiorni di Irlanda. di cui non so parlare.

“Com’è andata in Irlanda?”

“Benissimo, bellissimo, issimo.”

 

Fortunatamente ci sono immagini che parlano per me.

 

Io ho perso l’uso della parola. Saranno stati i Lepricani (o le pinte di Smitwick’s?).

 

O forse la stanchezza.

 

La doccia di casa. La pizza di casa (va bene, la pizza di Simo). Il letto di casa.

 

(ringrazio splinder che non mi ha permesso di postare quanto sopra appena l'ho scritto, ieri sera)

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ombreggiato da pru alle 18:28 di 09/08/2006

Rifugiati in una caffetteria a Galway per sfuggire all'imminente temporale e all'ostello un po' maffo.

Galway, per prendere un po' le distanze dalle Aran, o a voler essere precisi da Inisheer (o Inis Oirr, appunto).

Giornata di shopping selvaggio e fintoturistico, con spilline di lepricani e berretti alla Lillie Connolly, dopo i maglioni delle nostre famiglie putative delle Aran.

L'agenda cresce e si moltiplica, in un certo senso. Ma un pensiero al blog era quasi d'obbligo. o almeno molto comodo, oggi pomeriggio.

Tutto figo. Tutto freddo. con i maglioni e le facce rosse per il vento e il sole, l'abbronzatura da marinaio o, se non ce la vogliamo tirare troppo, da muratore.

L'abbronzatura da maglietta.

Ora ci resta da adottare un pecoro autoctono.

Siamo davvero very irish.

Per essere italiani, almeno..

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ombreggiato da pru alle 14:49 di 02/08/2006
dopo il respiro di seigiorni di mare. -devo dirlo? divini-
immagini e colori prima della vigilia.

domani si parte.

irlanda.

ventigiorni.

ora, pru, cerca di articolare le frasi col vecchio sistema soggetto-predicato-complemento, dai che sei capace.

zaini esplosi per tutta camera, magliette da piegare, calzini da impacchettare, impazienza di essere già sul treno, e poi sull'aereo, e poi sulla bici.
l'irlanda è già nello zaino, tutta compressa per far posto a vestiti ipertecnici e penne colorate. un viaggio per cui siamo pronti da almeno due/tre settimane, a cui non saremo mai preparati. abbiamo già la pellicola vergine della macchina fotografica pronta a raccogliere luci che ci sembra già di conoscere, ma che -si sa- colpiranno dritto nella pancia.

pum.

irlanda e non vedo l'ora.
intanto si cambia aspetto al blog.

sembra quasi, però, che questo post d'attesa metta in secondo piano i giorni di mare e sole e sorrisi appena passati.

o forse no.

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