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in facoltà a progettare aeroplanini di carta.
lo so, detta così pare una cazzata, e che gli architetti, anche quelli wannabe, siano dei cazzari. lungi da me il voler smentire tale convinzione.
ma ora sto progettando un aeroplanino di carta, che un giorno dovrebbe diventare una scuola materna. credo di aver avuto una buona idea. (a dirla tutta, oggi pomeriggio l'ho definita geniale. ma qui voglio essere modesta, e dire solo che potrebbe rivelarsi piuttosto buona.)
dalla vetrata che conduce al giardino della mia facoltà entra odore di erba tagliata. è buono. e nelle orecchie musica figa e varia (dai blockhead ai vecchi archive di londinium). pomeriggio di ordinaria creatività. e mi stupisce sempre come questa passi necessariamente da rigorose linee geometriche.
la negazione del binomio genio e sregolatezza.
mi piace pensare che magari davvero dentro questo aeroplanino di carta un giorno possano gironzolare bambini, che magari raccontano alla zia che viene da lontano "sai che vado a scuola in un aeroplanino blu?"
sì, perché è blu. ora sembrerà ancor meno probabile, lo so.
ma questo pomeriggio naif, a progettare aeroplanini blu col profumo di erba tagliata un po' mi rimette in pace col mondo. sento il controllo di quello che studio, e sento che ha un senso. che non ho sbagliato.
ho sempre temuto di aver intrapreso la strada sbagliata. i taccuini dei miei colleghi sono pieni di linee e volumi. i miei di parole. qualcosa non quadra. ma in pomeriggi come questo mi rendo conto che in fondo può andar bene anche così. e una scuola che nasce da un aeroplanino di carta potrebbe non essere poi un'idea così assurda. o esserlo abbastanza da potersi attribuire a un architetto.
(wannabe)
(with you)

Quando un uomo ha grossi problemi dovrebbe rivolgersi ad un bambino; sono loro, in un modo o nell'altro, a possedere il sogno e la libertà.
Fjodor Dostoevskij
Un uomo nell'ingegno, nella semplicità, un bambino
Alexander Pope
Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi
Pablo Picasso
(laboratorio di costruzione architettonica work in progress.anche se non si direbbe)
una giornata che sancisce l'entrata nell'anno accademico a pieno regime, con i giorni monopolizzati dalle lezioni dalle 9 alle 8 di sera e le partenze coi treni al mattino presto, o la sera prima.
serata casalinga. il dottor gregorio casa unica compagnia, e qualche videochiamata (mioddio, sono uno spot della maledetta 3).
forse domani vedo la mia migliore amica di quando avevo 6 anni. ma anche 11. insomma, l'età scolare della beatitudine, di quei tempi in cui uno zainetto leopard era più figo di uno invicta. ora ovviamente sono improponibili in egual misura. eastpack.
(o ce n'è altri? ormai sono vecchia, e non frequento più gli ambienti liceali)
(quanto sono noiose le cronache di quotidiana banalità sui blog. sul blog bisogna essere ironici, sagaci, perspicaci, salaci, mordaci, audaci.
va bene, questo mio rischia di non esserlo).
siamo nella mezza stagione che non esiste più, la mattina è freddo, il pomeriggio è caldo, la sera si ghiaccia. sono nel periodo dei luoghi comuni crudeli, tipo chi ha tempo non aspetti tempo, e delle palesi cazzate tipo lontano dagli occhi lontano dal cuore.
miffy mi guarda vacua, carina e coccolosa dal comodino, testimone di tempi più felici, compagna di tempi cupi. unica testimone del mio attuale abbigliamento maglietta-perizoma(grazie a "la pupa e il secchione" conosco finalmente la differenza fra tanga e perizoma)-calziniarighe. mi nutro di latte e cereali. studio le mani per un progetto architettonico.
che vitaccia.
sono arrabbiata. non ne ho motivo, scorre tutto come deve, come voglio. ma oggi sono arrabbiata e voglio restarlo. perché è bellissimo svegliarsi e passare per il parchetto retrò, attraversare una strada trafficata, aspettare insieme un autobus e salutarti sul binario di un treno fiscale e odioso. è molto romantico il bacio prima della partenza, ma continuo a preferire quello prima di dormire. assieme.
sono arrabbiata perché la strada è ancora troppo lunga, e vedo davanti un inverno lungo e freddo, e vedo anche l'ingiustizia clandestinamente allegata a quest'immagine.
dovrei essere felice e basta. se ragiono lo sono. se respiro lo sono.
lo sono.
devo dirlo? sono inquieta. irrequieta. penso, ragiono, analizzo, studio.
e nel tempo libero mi imparanoio gratuitamente.
poi ti vedo. basta un istante.
sorrido, respiro ancora, sorrido ancora.
speriamo di non ricascarci.
sorci di merda, pesci di merda, modenesi di merda.
per me che ho sempre combattuto nemici reali, averne di immaginari è una passeggiata di salute. che se ne va.
che post del cazzo.
