AndTheNightsBefore
ombreggiato da pru alle 18:21 di 31/10/2006
"Stavo andando a fare riabilitazione e non avevo con me nulla da leggere. Così, passando davanti ad un'agenzia viaggi, ho preso il catalogo Costa Crociere per i viaggi di nozze"
Mia madre.
Parliamone, verrebbe da dire. Chi sei? Che ne hai fatto della mia genitrice? Esci dal suo corpo, immonda bestia, e porta con te anche tutti i tuoi amici accampati là dentro, ché non me la bevo che sei solo tu. (voi non avete mai visto mia madre. chi invece l'ha vista ha già capito a cosa mi stia riferendo).
Mia madre è salita sulla giostra del mio matrimonio, e pare divertircisi molto. Se fosse un calcinculo, starebbe lì a sgomitare per aggiudicarsi il fiocco che dà diritto a un altro giro.
Mia madre.
"Mamma, devo presentarti una persona"
"No"
"Come, no?"
"Non voglio conoscere nessuno. E poi io mi affeziono, e lo so come siete fatti tu e tuo fratello"
(parentesi doverosa: credo non esistano al mondo due persone più diverse fra loro di me e mio fratello. ci hanno fatti con lo stampino, ma il suo con me l'hanno usato al contrario)
"Mamma, guarda che dopo questo non te ne presenterò altri. E finora non è che te ne abbia portati a casa dei plotoni."
"E da dove salta fuori?"
"E' una storia lunga"
"Una settimana fa non c'era nessuno, e adesso?"
"Da tre giorni, mamma"
"Dovresti pensare a studiare"
"Sì, mamma. Faccio pure quello"
"..."
"Allora? Fra una settimana te lo porto a casa"
"Mmmh, vedremo"
Quando adesso chiama, è Simone a passarmi i suoi saluti.
"Ti saluta tua madre".
Non so se è regolare.
Io e mia madre non abbiamo mai trascorso al telefono più di un paio di minuti. Quando volevo entrare più in intimità al limite le chiedevo notizie dei nonni.
Ora le sue telefonate sono diventate temibili. Non ne ho ricevuta una che sia durata meno di mezz'ora.
(sempre che non ci sia il genero nei paraggi, ovviamente. in tal caso, bracca lui.)
"Ho visto delle scarpe Chanel che starebbero bene sotto l'abito, quando vieni andiamo a provarle"
(oh, il meraviglioso mondo delle scarpe da sposa. ma ormai ho deciso. forse.)
Ha studiato. Sa quale sia la nave della crociera che abbiamo scelto. Si ricorda che era "nelle pagine verdi del catalogo".
Ogni tanto la sento titubante, fatica a stare dietro ai deliri pre-matrimoniali di sua figlia. Ma quello penso ci sia una sola persona al mondo in grado di farlo, e la sposo a maggio.
Ho sentito dire, di mia madre, che le piace assistere alle prove degli abiti. E che die che li indosso bene.
Ovviamente questo a me non lo dirà mai, ma credo faccia parte del gioco.
Mio padre non fiata. Credo che lo shock sia ancora troppo forte, rischierei di ritrovarmelo in lacrime come un vitello, un grande soffice vitello commosso.
Mio fratello, boh.
Credo sappia che mi sposo. Credo anche che si ricordi di Simone. Credo si ricordi pure di me.
Verificherò.
Il lato della sposa. Quello che era sempre stato un po' solo e triste.
Ne riparliamo il 19 maggio, con tutti i parenti in trasferta e il nonno ballerino.
199 giorni a quel Giorno.
ombreggiato da pru alle 12:38 di 26/10/2006
Non basto più a me stessa.
La rivelazione di questo 25 ottobre che è già 26 e domani c'ho lezione, boia de'.
Notte sospesa fra sonno e bit.
Notte in cui ho la sensazione legittima di aver perso entrambi.
E gli occhi cercano al di là di questo inverno da baciare. che come citazione magari non vale neanche granché, ma stanotte questa canzone mi piace.
Ho voglia di un inverno da baciare, di film di natale anzitempo(e di natale), di andare ad oslo in gennaio quando il giorno regala 5 ore di luce e 24 di sogno, di festeggiare compleanni davanti ai fiordi.
Da 9 mesi vado a dormire con un pensiero nel cuore, con un senso nuovo alle mie notti. non li conto, non me ne rendo conto, non li festeggiamo (quasi mai). ci concediamo un sorriso in più, magari. più del solito. oggi per caso c'ho pensato. oggi che per caso non siamo assieme, noi che grazie a un caso da nove mesi lo siamo.
fare i conti con la nostalgia, anche se a tempo determinato, è ancora troppo dura.
il mito dei nòstoi. l' "algòs" della mancanza. il de-sidus, la lontananza dalle stelle, la loro assenza.
pensieri da classicista che c'è rimasta sotto.
pensieri da cuore in mare.
da sentirsi il sale sulla faccia.
ottobre, e mentre tornavo a casa da una serata molto piena sono passata accanto a un parco qui vicino. mi hanno stupito pensieri notevoli, tipo "è ottobre, cadono le foglie" o "cazzo ci fa in giro quella tizia col cane? mi sembra tardi per la passeggiatina" e "i gatti sono meglio dei cani".
Grandi verità.
E poi un pensiero folgorante.
"Questo è stato il primo posto di ferrara in cui abbia abitato, anche se solo per pochi giorni. E sarà anche l'ultimo".
A volte il destino è beffardo.
Ma è anche vero che molte altre siamo noi a farci prendere per il culo.
ombreggiato da pru alle 17:19 di 12/10/2006
(parafrasando deville. ma senza sesso)
Seduta sul piano di una bilancia a gettoni, notte fonda che di più non si potrebbe. Quel che si chiama solitamente il cuore della notte (e ora so che la notte ha un cuore freddo). In stazione dalle 2 alle 4.40, in attesa di un treno. Euronight per Firenze, che non succedeva da tempo.
Stazione deserta, un uomo sui sedili d'attesa mi mette di fronte all'efficacia della propaganda del terrore, per cui ogni uomo di notte in una stazione deserta è un potenziale o sicuro pericolo. Speravo di essere più intelligente e indipendente, e invece no. Così piuttosto che passare queste due ore e quaranta su una comoda sedia, mi ritrovo con le chiappe gelate, davanti alle porte aperte (la via di fuga, capite?).
Almeno ottengo lo sconto paranoia.
Nell'arco di una notte in stazione è curioso vedersi scorrere sotto gli occhi socchiusi un'umanità diversa, problematica. Tranquilli immigrati addormentati nell'angolo più riparato di questa stazione, gelida prima del tempo.
E' curioso entrare per qualche istante nelle vite scombussolate di perfetti sconosciuti
Lui arriva da solo.
Barba incolta, libro in una mano, aria da giovane-ma-non-troppo studente di filosofia.
Arriva e va come a nascondersi ai binari.
Lei arriva, passo calmo, gonna corta.
Cosce nude, calzettoni rossi (quelli stanotte li ho anch'io) e Converse alte nere. Capelli lunghi ricci, spettinati, viso magro. Tutto questo in un'occhiata veloce.
(sguardo basso, pru, sotto il cappuccio del maglione di lana. invisibile, pru. prima come forma di cautela, oserei quasi prudenza. poi per gioco.
"Giochiamo ad esssere invisibili". era il 2002, e aveva funzionato. stanotte un po' meno, forse perché senza la mia lisa non è la stessa cosa)
Lui.
Lei.
Urlano.
Lui corre.
Lei lo segue a passo di serial killer. Da film con Joshua Jackson. Rende l'idea.
Lei ha il trucco sbavato sotto gli occhi.
Forse piange
In quattro mi chiedono da accendere. Mi spiace, ho smesso. Ma non so perché, non devo risultare credibile.
Attesa.
Sguardi all'orologio dopo segmenti di vita sprecata da 5minuti cadauno. Ho calcolato che alzerò gli occhi all'orologio circa altre 15 volte.
Ogni volta è un progresso.
Ogni volta un successo.
Ancora quaranta minuti. Mi voleranno.
E invece no, checcazzo. 15 minuti di ritardo. Che qui hic et nunc pesano come mai prima.
Si scusano per il disagio, gli stronzi. E perché i minuti da 15 diventano 20.
Ma ormai la stazione si (ri)anima.
Lei è sparita.
Lui è sparito dalla vita di
Lei.
Ho assistito forse alla tragedia di una (due?) vite. E non mi tocca, se non per l'aria estremamente romanzesca di questi due personaggi da stazione deserta.
Un'opinione, comunque, questa notte che non è la prima così e di certo non l'ultima: il secondo romanzo di Faletti fa cagare.
Almeno fino a pagina 66. Oltre, non so.
Ho sonno e mal di pancia e freddo. Scommettiamo che arrivata al nostro letto (e dormi e non mi aspetti) passerà tutto?
Fuori la nebbia.
Lui.
Lei.
Di nuovo.

(ore 7.00 casa. ce l'ho fatta)
arrivo. valigia in una mano, bioches fresche nell'altra. ponteggio di campo di marte, qualche passo nel freddo. singhiozzo per l'emozione.
e poi finalmente casa. finalmente la più bella versione di meon (suonata e scritta). finalmente tu?
(sì, potevo evitarmela, questa)