On Air: Twenty Years - Placebo
Riscopro la musica del mio vecchio HD, tipo quella che ascoltavo un anno fa, ma pure due.
Ho perso l'abitudine di cadenzare la mia vita in base ad un ciclico commemorare e rammentare (e rammendare) eventi passati al ricorrere dei loro anniversari.
Riscoprire questi brani mi ricorda tempi andati, ma non me li riporta.
Seddiovòle.
E così, preparando un esame che darò (e non è banale), ritrovo mattoncini e strumenti con cui ho costruito e cesellato anni di vita e poetica.
Ritrovo le mie radici, che non affondano in luoghi ma in tempi. Non riuscendo a crescere nelle tre dimensioni, mi sono accontentata della quarta.
La mia educazione sentimentale ha avuto innumerevoli tutori involontari. Non si può dire che il loro sia stato un lavoro impeccabile, ma non si poteva pretendere più di questo da loro.
Sono cresciuta convinta, così, che non solo cuore e amore non rimassero fra loro, ma che non dovessero farlo con nessun'altra parola.
Ho alle spalle anni e anni di preparazione e studio, ho imparato a scomporre e ricomporre il dolore per dargli connotazioni letterarie, ma la letteratura non cura le ferite, ci scava e se ne nutre.
Averlo capito per tempo.
Mi sono indurita, nel tempo, e ho giocato a confondermi con una quantità di facce diverse, che però stavano tutte sul mio collo. Ne ho eliminate molte, ne ho salvate alcune, ma lo sguardo mi è rimasto. Uno.
Nelle foto rubate alla mia disattenzione lo vedo. E me ne vergogno. La mia macchia. La mia attitudine.
Quella malinconia malata e marcia che ti entra nelle ossa nell'adolescenza, talvolta un po' prima. E tesse. Ti paiono fili d'argento, e te ne rallegri. Ti senti alta sopra la mediocrità, perché hai colto il vero sentire.
Sono solo, in realtà, ragnatele.
Ti circondi di tuoi simili, reali o cartacei o sonori. Una sorta di élite crepuscolare con cui ragionare sui massimi sistemi, lamentandosi della propria condizione, ma in fondo compiacendosene.
La malattia non rende speciali, sia essa fisica o mentale.
Del mio passato mi è rimasta solo una certa tendenza alla contraddizione, figlia di un amore per la dialettica che mi è rimastro incastrato fra i due emisferi.
E una fragilità malcelata magnificamente celata.
Questa tendenza a volare verso il basso, ricordando una lettera di Arianna, nell'ora di chimica del 10 maggio 2000.
"Sarebbe bellissimo lasciarsi andare nel vuoto e precipitare verso l'alto."
Mi disse anche (ed era il 1997 in IV Ginnasio e mi struggevo d'amore per un certo Bane)
"..é solo un bambino e non ti serve, non hai bisogno di lui. Un giorno arriverà qualcuno più grande di te che saprà darti ciò che meriti".
(E poi ero io quella che giocava a fare la veggente con 22 tarocchi.)
(prendendoci sempre, però).
Mi sono spesso circondata di persone pessime, il cui miglior pregio era e rimane il fatto che prima o poi moriranno.
Errori.
E nonostante si pensi il contrario, agli errori non si rimedia mai.
Li si abbandona e ci si allontana. Lasciando che sia qualcun altro a sbagliare e a cercare rimedi.
Ero quel che ero per scelte sbagliate e per inclinazione, per cause endogene ed esogene. ed estrogene.
Ma i conti col passato non ha mai senso farli.
E' sempre di mano lui, e non basta pareggiare, bisogna superarlo.
Oggi sono una donna felice. Oggi sono completa.
Mi chiedo ancora, alle volte, cosa sbagliassi allora. Errori che vedo chiaramente in altri, molti altri.
E' un gioco a cui ho smesso di giocare.
Calco forte le ombre di questa pagina, scura.
Ho ancora lo sguardo cupo, ma il cuore è leggero.
Fortuna e scelta.
Fortuna di aver potuto scegliere.
Passare dai Placebo ai Dire Straits.
There are twenty years to go,
the best of all i hope.
Enjoy the ride, the medicine show
There are twenty years to go.
A golden age I know.