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AndTheNightsBefore
ombreggiato da pru alle 01:35 di 30/08/2007
il fatto è che ho una vita perfetta e felice.

e la notte mi chiedo se riuscirò a sopravvivere alla mia innata ed evolutissima tendenza all'autolesionismo.

ho tutto ciò che ho desiderato, e ce l'ho per scelta reciproca e naturale.

ho tutto ciò che conta, che per me conta.

eppure.

eppure
se scorgo in lontananza la possibilità di placare la mia sete atavica di lamentele su me stessa, mi ci fiondo.
mi viene divinamente bene.
fa incredibilmente male.

un tempo avevo di che lamentarmi.
ne ho avuti, motivi. molti, per molto tempo.

ora il mio problema principale sono le segreterie universitarie che sembrano osteggiare il mio trasferimento di ateneo.
estremamente fastidioso.

tutto qui.

ed è in questo che manifesto il mio talento.

se il problema non esiste, lo costruisco.
non invento nulla, sia chiaro.
mi baso su elementi conreti, anche se non contingenti né correlati.
a quello ci penso io.

ci penso.
eccolo, il problema.

negli anni di ore sprecate in psicanalisi, l'uomo barbuto col taccuino in mano mi diceva che avevo la tendenza a pensare troppo.
punta nell'orgoglio, gli facevo notare che è meglio pensare troppo che non pensare affatto.
e ne sono ancora convinta.

eppure non riesco a non dargli ragione, adesso.

mi è bastato un nome, stasera, per perdere il sonno una notte.
un nome.
e molte elucubrazioni.

così, alle 2 e mezza, come non capitava dai tempi d'oro del malessere notturno, ho acceso il portatile e silenziosamente digito, per non svegliare il volto angelico che riposa sul cuscino accanto a quello che io stanotte ho abbandonato.

ho desistito alla visione intensiva di tutto il contenuto dell'hard disk della tv, ho interrotto anche il conteggio dei cumuli-nembi che passano sopra il letto, ho rispolverato l'esposizione delle inquietudini notturne.

e ho deciso di vomitarle in queste pagine felici.

è ingiusto.

sono ingiusta.

sono così.

e mi fermo a un passo dal vittismo gratuito.
quel passo lo farò fra dieci minuti, piedi su un cuscino e una puntata di ugly betty da ignorare.

voglio tornare a essere la donna razionale e controllata che sono sempre, anche stanotte.
il tracollo paranoico è un passatempo di cui faccio volentieri a meno.

di cui farei volentieri a meno.

voglio una stanza dei mostri per i miei pensieri mostri.
ombreggiato da pru alle 18:01 di 28/08/2007
comincia oggi, dopo un mese dedicato solo alla casa nuova, la fase di remise en forme.

la prima mossa è sempre lo shopping compulsivo e terapeutico.
fatto.
scarpe, abiti, maglioni (che non vedo l'ora di mettere, anche se m'è mancato il coraggio di provarli).

la seconda riguarda il capello. sempre.

("quando cerchi un parrucchiere e un ginecologo in un posto nuovo, vuol dire che quello è il posto il cui hai deciso di stare", dicevo ad una mia amica qualche sera fa)

ho trovato un nuovo parrucchiere.
l'Artista che ha curato la mia testa per il matrimonio (non essendo stata in psicanalisi non può essere che la parrucchiera) non è troppo vicina alla nuova casa, così ho tentato.
il parrucchiere nuovo, più rischioso della Firenze-Bologna dopo due litri di sangria.

mi sono buttata.

c'era quest'insegna, proprio dietro casa. caratteri vagamente orientaleggianti, grandi vetrate, specchi fighi.
"PASPA", recitava.
proviamo.

l'interno ricorda molto una bigbabol pannaefragola, asciugamano fuxia, shampoo al lampone, mantellina color glicine (o era lavanda?).

eppure.

il parrucchiere meno gay da cui sia mai stata rimessa al mondo.

con l'Artista del Capello Matrimoniale si parlava di unghie, di ormoni, di vestiti, di capelli, di mariti.
col nuovo parrucchiere s'è parlato di imbianchini, traslochi, gravidanze (non la sua, ma di sua moglie -ha una moglie!-) e ancora tinture da muro.

la seduta più breve della mia vita. 45 minuti ed ero a casa.

avevo trovato il nome del salone molto invitante, immaginavo una Spa, musica new-age (questa un po' la temevo), prodotti innovativi e naturali, filosofia zen da donnamoderna e un massaggio interminabile alla testa.

non trovando nulla di tutto ciò, ho chiesto incuriosita al parrucchiere, ormai giunto alla fine del lavoro mentre spuntava ancora qualcosa qua e là, il perché del nome.

Paspa.

"è il soprannome del mio socio. da Passepartout. ma lui si chiama Michele".

non ho voluto indagare.

ho guardato il socio.

un uomo con la panza e i baffi di Roberto Da Crema.

per me si può anche fare, a patto di non capitare MAI nelle sue mani.

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ombreggiato da pru alle 21:26 di 27/08/2007
un gatto, o più gatti
un libro cominciato e mai finito di leggere
un libro cominciato e mai finito di scrivere
una canzone che faccia sorridere
una canzone che faccia piangere
una colazione alle 6 del mattino
delle pantofole pelose
una coperta rossa
qualcuno che suoni solo per te
un cavallino di pezza
dei calzini a righe
una notte insonne d'attesa
un giorno senza uscire dal letto
una stella cadente, possibilmente quando ancora ci si crede
un'amicizia persa e ritrovata
un amico perso e basta
un amico trovato che non perderai
un amore mai cominciato
un amore mai finito
One Love (One Life when it's one need in the night)
una pianta, possibilmente di rose
la parola "finalmente"
un congiuntivo sbagliato (ma non più d'uno)
una gara di bestemmie
un'arrabbiatura vera e violenta
una felicità vera e violenta
un cucchiaio di Haagen Dazs
un secondo cucchiaio di Haagen Dazs
qualcosa imparata e poi dimenticata
(lavorare a maglia, andare in bicicletta, giocare a poker, cucinare la besciamella)
un massaggio ai piedi
una notte all'addiaccio
viaggiare malconci un viaggio malinconico
una foto perfetta
un quadro che riporta la tua firma
una partenza
un ritorno
un 4 in pagella
un 3 in pagella
un 9 in pagella
un 6 in condotta
un gioiello di famiglia
una telefonata mai arrivata
un lampione
una sigaretta
una sbronza a vino rosso
uno strumento musicale
una cazziata pesante
un successo importante
un albero di natale
un segreto
un sorriso
un punto, di tanto in tanto.
e un a capo.
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ombreggiato da pru alle 21:58 di 25/08/2007
si guarda indietro, si guarda avanti.
vite, molte, succedutesi.

si parla peso e forbito, come nelle situazioni in cui si deve essere a modo.

ma non è questo il caso.


frastornata, stordita

(attoniti invece erano gli uccellini di una poesia imparata alle elementari).

le elementari.

un paio, forse più, di vite fa.


avevo un'amica, un tempo.
forse ne ho parlato in qualcuna di queste pagine impalpabili.

parlavo di un'amica impalpabile, nel senso che per tanto tempo non mi era stato possibile toccarla, ché 900km li scandisci, su rotaie o pneumatici, molto, molto lentamente.

parlavo di un'amicizia impalpabile, nel senso che il tempo aveva depositato strati e strati di vetro (talvolta polvere) , e restava, quindi, visibile, incorrotta, ma pur sempre (e, talvolta ho pensato, per sempre) incorniciata.

altre volte non ne parlavo.

a lungo non ne ho parlato.

capita poi di guardarsi indietro, e poter guardare avanti.
e trovare, casi della vita, la stessa persona.

un percorso tratteggiato, quindi.
ma a conti fatti continuo.

avevo un'amica, alle elementari, che era la mia migliore amica.

i chilometri da 900 erano dapprima diventati 400 (a occhio e croce).

ora saranno forse un paio.

glielo auguro di cuore.

(e che cazzo, i casi della vita. non me ne capacito. ma il nostro matrimonio ha portato bene, e lo voglio dire, oh!)
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