la nostra gatta aristocratica ha le pulci.
è ufficiale.
inesperti, nei giorni passati le avevamo visto addosso questi cosetti allungati e rossicci, ma a me parevano moscerini. e non pensavo ce ne fosse più d'uno.
ora sappiamo.
da ieri sera dedichiamo ogni istante libero a pettinare il troiaio, raccogliendo e sterminando bestiole infestanti. ho riscoperto l'istinto degli avi, che trascorrevano giornate a spulciare i loro piccoli. io spulcio la piccola gatta pelosissima.
avrei potuto trascorrere questa mattina in facoltà, e la volontà c'era pure. ma giunta davanti ai cancelli, li ho trovati maestosamente chiusi. roba che al liceo avrei esultato, e mi sarei sentita miracolata identificando nello sciopero un segnale di divino amore solo per me.
oggi no. m'è stato sul cazzo, io ci volevo andare a lezione di matematica.
qualunque cosa, pur di non belligerare con le pulci.
calzo l'elmetto, impugno la baionetta e torno al mio dovere verso la patria.
con la camicia rossa, però.
che poi.
ho sempre avuto questa grande passione. attrazione prima, passione poi, amore e comprensione adesso.
la mia Grande A.
oggi l'ho provata, ma mi capita spesso.
è emozione, sentire qualcuno parlare la tua stessa lingua, capirlo, imparare, ammirare.
l'Architettura. le linee del mondo umano.
è cosa intima, e preferisco non parlarne. come si fa solo per i grandi amori.
l'Architettura è il mio segreto.
come l'amore, intimidisce e confonde doverne parlare. ci si sente inadeguati.
poi, nel momento in cui ci si confronta davvero, le parole si sciolgono da sole, e ai suoni si sostituiscono sensazioni e immagini,
immagini,
linee.
oggi ero sola al teatro lorenese, fortezza da basso, firenze. Festival della Creatività.
un po' in sordina, fra lo stand di Second Life e quello dei Caffè Filosofici, una piccola folla educata e curiosa affluiva per sentire alcune più o meno illustri matite e un Maestro parlare della piazza e della città, della città d'arte.delle contraddizioni, dei contrasti, delle utopie, del bello, del brutto.
a me Mario Botta stava un po' sul culo. perché quel suo Mart è sempre rimasto suo, e mai della città, tantomeno della popolazione. decontestualizzato, non fruibile, glam e algido.
però.
oggi l'ho ascoltato, e pagine e pagine del mio moleskine hanno fissato a matita (mi ha fatto pure i complimenti, per quella matita. è pur sempre un inizio). grandi idee. grandi parole, una lezione fondamentale per la mia crescita di architetto in fieri, come ho avuto modo di dirgli a fine conferenza.
in silenzio e attenti come bambini incantati. e c'erano pure, i bambini incantati, silenziosi e attenti. ho immaginato i miei figli, e ho voluto vederli così, quando sarà. (invece so che saranno troiai impenitenti, ma ci sarà tempo per parlarne e cercar rimedio).
alcune cose fondamentali.
che i luoghi della memoria (i centri storici) non devono diventare luoghi della nostalgia, che i modelli antichi devono essere ricontestualizzati. ma, mi rendo conto, forse sto scendendo un po' troppo nel tecnico.
ma se le città sono brutte, non si può sperare che l'intervento di un artista chiamato a mitigare la miseria possa bastare. è compito dell'Architetto, ma l'amministrazione deve permettere quest'opera salvifica. l'arte non può essere un alibi per le sfere politiche,
che se la città sociale è brutta, la città reale lo sarà altrettanto.
ancora troppo tecnico.
che le case non possono essere dette popolari, perché la casa è un diritto naturale, e non possono esistere abitazioni di I e II classe.
fuori da quel padiglione, fuori da quelle luci, fuori da quelle linee guida, c'era la musica assordante, uno stand di kebab e il sole di firenze. (e la notizia che forse la lory era fuggita. o forse era solo nascosta, da bravo troiaio).
fuori, la vita normale, mia. e lo sguardo diverso, attento, critico. fuori, l'Architettura.
ecco. ho questi amori. e ho la fortuna di non dovermi limitare a conferenze buie ed elitarie, ma poterne respirare sempre. tutto il giorno. tutti i giorni.
vivo i miei amori full-time.
ora, però, è tempo di dedicarmi a quello più dolce.
il sonno. (con simone).
Ci sono quelli che vogliono sapere
solo per sapere
ed è spegevole curiosità.
Ci sono quelli che vogliono sapere
solo per mettersi in mostra
ed è spregevole vanità.
Ci sono quelli che vogliono sapere
per vendere la loro scienza
per esempio per denaro e per gli onori
ed è turpe commercio.
Ma ci sono pure alcuni che vogliono sapere
per educare
ed è carità.
Parimenti alcuni vogliono sapere
per educarsi ed è prudenza.
Di tutti questi solo gli ultimi due
non cadono nell'abuso della scienza
proprio perché essi vogliono sapere per fare del bene.
Bernardo di Clairvaux
(per il titolo del post si rimanda alla visione del film di stasera, intuibile)
adoro l'utente che è arrivato a queste pagine cercando "cristiano malgioglio lettore mp3".
sono sposata, sicché non posso azzardare avances.
però. però.
che gioia.
anche agli aficionados del comodone va tutta la mia simpatia.
saluto tutti quelli che mi conoscono, ciao mamma, pisa merda.
devo dirlo, devo dirlo, devo dirlo.
cheppalle grey's anatomy.
l'ho detto.