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AndTheNightsBefore
ombreggiato da pru alle 23:29 di 14/02/2009
provo orrore per le situazioni danzerecce.
da piccola saltavo (con la bocca aperta, come i delfini). in fase pre-adolescenziale imitavo mio fratello maggiore, ballerino di indubbio fascino ai miei occhi post-bambineschi ma assolutamente pre-puberali.
in piena rivoluzione ormonale decisi infine che il ballo è cosa sconveniente (evito di riportare per intero il sillogismo, mi si creda sulla parola).
perfino in fase pre-matrimoniale, nel corso dei preparativi, l'ansia maggiore era dovuta ai miei che pressavano nel tentativo di persuadere me e il futuro marito a cimentarci nel grande giorno in un primo ballo per aprire le danze, noi che avremmo preferito fuggire prima del dolce per evitare l'incombenza.
ma il dolce era troppo invitante, così i suoceri ebbero la meglio.

dai quattordici anni in poi il ballo non è più affar mio, fatta eccezione per matrimoni (miei, e con uno credo di essere a posto) e concerti.

tuttavia.
ci sono momenti in cui mi rendo conto di essere vicina a un crollo nervoso, tipo dopo una serie di giornate trascorse seduta al tecnigrafo per la preparazione delle tavole per un qualche laboratorio.
mi prende all'improvviso. al trentesimo giro di playlist arriva la canzone che magari prima ascoltavo battendo il piedino, poi canticchiandola, poi cantandola a squarciagola.
ma quando la fine è prossima, tutte queste espressioni artistiche non mi bastano.
così, senza rendermene conto, mi metto a ballare.
con la porta chiusa.
da sola. sfrenatamente.
con la monografia di Álvaro Siza.

e non me ne voglia il marito (che mi ha regalato un san valentino anticonformista e memorabile).
ma ora torno a ballare i Mercanti di Liquore con Álvaro.
ombreggiato da pru alle 18:26 di 10/02/2009
    Io non vorrei crepare
senza aver visto *almeno* i cani messicani neri
che senza sognare dormono a ciel sereno;
senza aver conosciuto ai tropici le voraci
scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo).
O anche i ragni argentati dai serici nidi felici
di spruzzi traforati.

No, non vorrei crepare ignorando se la presunta
monetina che spunta sotto la faccia della luna
stia a nascondere una seconda faccia a punta.
Se - dopo gran riflessioni - il sole e' freddo.
Se le famose quattro stagioni
son proprio quattro e non tre.
Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia
guardando fissa la marmaglia dei guardoni.
Senza aver ficcato i miei *coglioni*
in ogni posto vietato.

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
(beh, si fa per dire)
o almeno la febbre dei sette mali che
piu' o meno certamente si acchiappano laggiu':
resterei indifferente al bene e al male
purche' di tutta questa vasta delizia
l'assoluta primizia
fosse riservata a me.

E poi non basta, c'e' tutto cio' che conosco,
che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco
del mare dove le alghe sottili gareggiano nel
disegnare onde di walzer sugli arenili.
E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta
di odori, e le conifere, e un semplice pugno d'erba...

... e i baci di quella ! Si, insomma quella, signori.
Ursula.
Ursulotta. La piu' bella orsacchiotta
fra tutte le orse maggiori.
Quella per la quale proprio non vorrei crepare
senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca,
i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e...
Basta! Questi son fatti miei. Si, taccio.

Morire ? Non posso, come faccio ? ( come si fa ? )

Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate
le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un'ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose.
La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani
splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi
ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi,
socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi
Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
Dio, quante cose da fare,
da intendere e volere
da contare e aspettare,
Mentre la fine gia' avanza in notti sempre piu' nere.
Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo.
Eccola, non c'e' piu' scampo.
Gli occhi nei miei...
No, proprio no,
in non verrei crepare,
nossignori, nossignore,
non senza aver fatto conoscenza
del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso.
Il sapore piu' delicato che si possa sentire.
Il piu' forte.

Io non vorrei crepare.
Senza aver gustato il gusto della morte.
Boris Vian


ma io preferirei crepare, piuttosto che diventare uno strumento nelle mani e una parola nella bocca di gente così.
se volete, consideratelo il mio testamento biologico.
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