e così l'ho rifatto.
dipingevo, un tempo. in realtà l'ho sempre fatto, fin da piccola. e dipingevo quando ero felice, dipingevo quando ero disperata, dipingevo a prescindere dal mio stato d'amimo, e in funzione di esso.
somiglia molto a una supercazzola, in effetti. ma così è andata.
poi ho smesso.
di colpo.
[mi sono arenata su una nave con la chiglia incastrata nella roccia, che pure tentava di librarsi verso un inverosimile tramonto. e no, non è metafora, è esattamente quel che stavo dipingendo. e forse il quadro, quello sì, era una metafora.
mai finito. interrotto. meglio così, davvero.]
e poi non ho più dipinto.
fino a oggi.
sarà stato il ritratto che ho fatto a simo qualche mese fa, o forse quello che ho regalato alla di lui mamma
(
questo, per la precisione) stamani per l'omonima festa.
insomma. oggi ho cominciato il nostro primo ritratto a olio.
e mentre stendevo a pennellate il colore, e respiravo dopo tanto il profumo intenso dell'olio, ho sentito di nuovo un brivido. vero. e la tentazione maledetta di fare questo per tutta la vita.
poi passa, per fortuna. così com'è passato, dopo otto anni, per il clarinetto.
lo dicevo, a simo.
io non ho mai smesso di fumare. semplicemente, non ho mai avuto la costanza necessaria da prenderne il vizio.