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ombreggiato da pru alle 23:05 di 17/11/2008
la (ri)scoperta di Miyazaki comporta inevitabilmente un ritorno a Hisaishi (ciao jack, a proposito :D).
in queste serate di solitudine mentre il marito, altrove, ripassa per il benedetto esame di stato, la casa è piena delle note a gocce del Maestro e delle corse a perdifiato di due gatte moleste.

si chiama malinconia, ma non le assomiglia.
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ombreggiato da pru alle 12:12 di 26/05/2008



la fine di ogni viaggio insieme mi ha sempre trovata entusiasta di tornare alla vita consueta, per quanto felice fosse stata la lontananza da casa.

stavolta non sarei tornata.
al limite, avrei insegnato alle gatte a dire "Je suis Catherine Deneuve".
ombreggiato da pru alle 23:43 di 01/05/2008
questo primo maggio lo ricorderò sempre.
Grande Musica.
il concerto condotto da Santamaria (santosubito) fa sentire a casa. allora quelli che la pensano come noi ci sono e sono tutti lì, non sono spariti. bene, sospiro di sollievo.

abbiamo ballato dalla finestra del salotto al frigorifero in cucina (che saranno tipo sei metri. forse). simone ha cambiato le corde a tutte le sue chitarre  (e le bustine Ernie Ball sono bellissime). e suonava con i musicisti sul palco di piazza san giovanni. io sono stata colta dalla fregola clarinettista, e l'ho placata lucidando tutte le chiavi d'argento del mio clarinetto, che ora splende di luce propria.
molte parole sottovoce, oggi. alcune urlate (la premiata ditta Danno&Fastidio delle nostre gatte non fa festa neanche il primo maggio). molte cantate.

abbiamo bevuto verdeca.

siamo felici.
oggi sono in pace con me, con le cose e con le persone.
(e con le biblioteche di cartonlegno)
buon primo maggio a tutti, a quelli rossi e a quelli rosa.

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ombreggiato da pru alle 21:33 di 29/04/2008

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale


il sapore del pane è forse l'unica cosa che mi manchi della puglia.
a tutto il resto non ho fatto in tempo ad abituarmi, nella manciata di anni che ci ho vissuto. per fortuna, aggiungerei.
non è cattiveria gratuita, ma frutto delle lunghe conversazioni srotolate per quei settecento chilometri nelle otto e più ore del viaggio di andata (terminate con l'arrivo alle 4 del mattino, celebrato dalle foto sulle murge al chiar di luna, e un freddo alpestre). semplificando, quell’assaggio di vita mi ha preparata al relativismo. così, di ogni terra in cui ho vissuto, ho potuto scegliere cosa prendere e cosa no. Simone dice che di pugliese non ho nulla, se non qualcosa nell’anima, un amore per le cose semplici e per la musica che viene dalla terra.

settecento chilometri di parole in un viaggio per festeggiare i sessant'anni di matrimonio dei nonni.

in puglia c'è un vero e proprio culto per la sorpresa. tutto deve sorprendere. ti metti a tavola e chiedi "cosa c'è per pranzo?" "mah, avanzi" e poi tirano fuori la più incredibile teglia di pasta al forno mai vista.
ecco, il ramo pugliese di questa famiglia funziona così.

sicché ai nonni è stato taciuto del nostro arrivo fino a quando, sulla strada per la chiesa, non ci hanno fatti sbucare da un angolo con un enorme fascio di rose. nonni commossi, parenti entusiasti per la sorpresa riuscita.

sono stati tre giorni pieni, pienissimi, come noi alla fine di ogni pasto.
giorni pieni di foto alle gravine, ai nonni ballerini, alle grotte di castellana (viste tre volte in vita mia: alla mia nascita ma dall'ospedale, in occasione dell'acquisto dell’abito della mia prima comunione, e oggi, sposata con al seguito genitori, zii e cuginetta undicenne adoratrice di hannah montana e dello shopping. "cosa vuoi fare da grande?" "la teen-ager" la sua risposta. ma la adoro, e non posso farci niente.)

il mio parentado lo assaporo così, sporadici bagni di folla. ho così tanti parenti che alcuni li ho conosciuti in questa occasione. ho così tanti parenti che per parlare di tutti loro dovrei aprire un altro blog.

ma, che lo dico a fare, sono stata bene. benissimo. e non dimenticherò mai la felicità del nonno mentre mostrava a Simone le enormi cantine di tufo della sua casa, spiegandogli a cosa serviva ogni vasca e ogni pertugio. mai visto sorridere così tanto da quando lo conosco. il nonno, intendo.

 

la puglia è bella di questi tempi. il grano ondeggia verde, e sulla strada del ritorno sembrava rincorrerci e salutarci, come nei vecchi film. i muretti di pietra non sono troppo diversi da quelli irlandesi, ma sono somiglianze che avevamo notato già due anni fa, prima ancora di vederla, l’Irlanda.

 

la puglia è quel che non ho mai avuto. e quindi voluto.
o forse viceversa.

ma ogni volta che ci vado ho una rosa da portare. a una donna col mio nome, che sorride come ha sempre sorriso, e che mi mancherà sempre.

  



(In realtà mancano in questo resoconto le faide familiari, gli incontri dopo quindici anni, gli zii affettuosi e quelli scherzosi, i mille –nove, in realtà- cugini, i ragazzetti che ballavano in modo imbarazzante ignobili balli di gruppo e latino-americani, ma per alcune di queste cose ci sarà tempo, per le altre non ne vale la pena).

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