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AndTheNightsBefore
ombreggiato da pru alle 18:11 di 10/03/2009
L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
né acrobata né mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai
ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
"è mia"; sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po' di tempo fa che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perché ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai.
Però stai bene dove stai.
                                                          F. De Gregori


nell'era di Itunes ritrovare un vecchio cd (il vinile dei miei, invece, chissà che fine ha fatto) ha un sapore quasi rivoluzionario.
forse per la musica questo ritorno alle origini è fisiologico: la fine del manufatto musicale che, sembra strano, ma è durato meno di un paio di secoli.

p.s. quel "sottintende la vita" mi fa morire. sempre. e pare di vedere lo sguardo serio di questo ragazzo, la grandiosità di quel che dice, e la leggerezza con cui De Gregori lo riporta alla semplicità dei suoi vent'anni.
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ombreggiato da pru alle 23:53 di 03/05/2008
Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
Mi guardo intorno nella casa del ladro: è tutto rubato
Pure l'aria che adesso respiro con il fiato corto
è frutto di un furto.

Quando un ladro trova un ladro dentro casa non è mica contento
E difatti quel ladro mi vede e mi dice: "stai attento"
Lui mi dice: "guardami bene, io non sono ladro soltanto.
Io sono il padrone."

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

Ma io dico che suonare un sonaglio davanti un serpente
Io dico che pure il serpente, pure quello, si pente
E capisce che sputare veleno per tutta una vita
non è servito a niente.

Ma il padrone è una cosa diversa, è uno strano serpente
Il padrone è una cosa diversa, è una bestia curiosa
Lui comincia succhiando il latte da quando è bambino
Ma poi succhia ogni cosa.

Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.

E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro
Solo che quando ruba il padrone non è mica reato
E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge
Perchè lui è la Legge.

Così entro di nascosto come un ladro nella casa del ladro
E quel ladro mi dice che lui non è un ladro soltanto
Ma neanch'io sono un ladro gli dico e così mi avvicino.
Io sono un assassino.

E così sotto il cielo turchino c'è un padrone di meno.

Emanuele Filiberto di Savoia ha recentemente dichiarato che "L'Italia è un paese pronto per una monarchia costituzionale". In considerazione di questa dichiarazione del principe, volevamo dedicare questa canzone a Gaetano Bresci, tessitore, anarchico e uccisore di re.


Non sappia l'occhio destro quel che guarda il sinistro
Taccia la bocca memore di quel che ha visto
Che io mi muovo adesso, prima che sia mattino
Nessuno spia il mio passo sotto il cielo turchino.



amo quest'uomo. infinitamente meno di mio marito, ma infinitamente più di tutti gli altri.
lui è saggio. lui SA.
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ombreggiato da pru alle 00:57 di 03/04/2008
borgo san lorenzo è un gomitolo di lampioni arancioni.
nel cuore di questo gomitolo c'è un filo, una strada di lampioni arancioni, e quattro di questi lampioni ti avvisano che sei arrivato al teatro Giotto.

un teatro minuscolo, c'era la ressa alla biglietteria (sei persone, ma stipatissime), e fra quelle sei persone noi.
due biglietti per Gianmaria Testa.

è il secondo concerto per noi, a distanza di un paio d'anni dal primo. una cosa abbiamo capito di questo cantautore vecchia scuola che spopola in canada: ai suoi concerti non sai mai cosa suonerà.

una data trovata per caso sul suo sito, una serata che avrei trascorso volentieri sotto una coperta, preparandomi psicologicamente per l'intervento che domani la nostra orsetta norvegese subirà sotto i ferri di un amorevole veterinario.

invece no.

un tragitto in macchina cominciato sulle note di una canzone di Testa ascoltata forse altre volte, ma che ha stupito entrambi come non si fosse mai sentita prima (ma proprio come, non per dire), e l'ultimo (ma proprio ultimo, non per dire) dei La Crus.

fino a quel gomitolo, a quei lampioni, a quel teatro.
stipato, gremito, minuscolo, intimo.

riconosciamo il cespuglio di capelli grigi, dietro il pianista che pare il mi' babbo.

un jazz morbido e crudele, quello di Léo Ferré, a cui questa serata è tributo.
dissonante, e travolgente, e alienante, e sublime, struggente a tratti, totalmente appagante.

più volte ho patito l'assenza di un supporto cartaceo e una qualsiasi forma di strumento grafico (penna, matita, rossetto occhenneso). ho pensato moltissimo, le frasi compiute nella mia testa, i pensieri velocissimi come poche volte.

ogni brano una suggestione diversa, un nome diverso con cui avrei intitolato la mia pagina di diario (pessima abitudine presa dal blog),  l'art poétique di Verlaine, il blues del blues di Pavese, il free jazz, che se vuoi vai a fumarti una sigaretta, ché si sa quando cominciano ma non quando finiscono.

peccato, non fumo. e li ascolto, fino all'ultima nota.

sempre più: bello, intenso, appagante, perfetto.

e così, la grande rivelazione della serata: che c'è sempre qualcosa di meglio, anche quando non penseresti. che la musica di oggi è ancora più bella di quella di ieri, che il dolce di oggi è ancora più buono, l'amore di oggi è in assoluto più intenso di quello di ieri.
ed è sempre vero.
la scoperta che un filo conduttore c'è davvero, che siamo puzzle che confinano da un lato con Liègi da un altro con Parigi e dall'altro con Milano e dall'altro ancora con Buzzati, e che ci sono ancora moltissimi lati liberi, e che attraverso noi Liégi e Buzzati si toccano.
una magia, in senso letterale. assolutamente reale.
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Categorie del post: lui , consapevolezze, pentagramma, perfetto, meteorologia sentimentale Grazie per i vostri commenti|commenti (3)
ombreggiato da pru alle 15:40 di 31/03/2008
  • c'è un profumo assolutamente inebriante nell'aria. finestre di casa spalancate, velux riaperte, viene voglia di offrirle un tè, a questa primavera che niente ha di retorico.
  • sono così felice da commuovermi anche per un detergente intimo.
  • ferrara-city ieri sera mi ha dato passione e ideale, anche se so che combattere (letteralmete) contro i Mulini a Vento non ha senso. soprattutto se dei Nobili condottieri li difendono. (questa la capiscono veramente in due, ma non è ermetismo, giuro. è esattamente come ho scritto). e comunque ci occorre un maresciallo di campo, sisì.
  • la musica in questi giorni è perfetta. (Radical Face e Seabear. siamo così indie da ignorare di esserlo.)
  • quando amo e sono felice saltello.
  • oggi saltello moltissimo.

aggiornamento: oddio, c'è Peter Petrelli in Gilmore Girls. che dura gavetta, il povero Peter.